Sono cresciuta accompagnata dalla magia dei confini e delle dogane che in Europa man mano andavano scomparendo, nel sogno di una appartenenza ad una dimensione più grande del mio piccolo staterello, con la voglia di far parte di qualcosa di veramente importante.. poi di colpo si è tornati a parlare di confini, di barriere, di limiti da tracciare.

E allora mi è tornato in mente un libro letto qualche mese fa, che parla proprio di confini…
Se siete appassionati di viaggi come me, sapete bene che superare una linea di frontiera ha sempre un fascino indescrivibile. Ma vi siete mai chiesti chi ha deciso che quel preciso fiume, quella montagna o — peggio ancora — quella linea retta tirata con il righello su una mappa dovessero dividere due popoli, due lingue o due culture, spesso molto, molto affini?
“L’inganno dei confini. Come la geografia governa il mondo” di Simone Guida (il volto dietro lo straordinario progetto di divulgazione Nova Lectio) apre uno sguardo alle destinazioni che scegliamo per i nostri viaggi, ai retroscena che ne hanno delineato la forma.
Di cosa parla?
Questo saggio non è il classico mattone accademico sulla geopolitica. È un viaggio ironico, scorrevole e a tratti assurdo attraverso le “cicatrici” del nostro pianeta. Un viaggio che ci prende per mano e ci mostra come i confini che oggi consideriamo sacri e immutabili siano in realtà un enorme inganno: linee immaginarie nate spesso da scommesse al bar tra diplomatici dell’Ottocento, calcoli coloniali fatti a tavolino o pure coincidenze storiche.
Dalle enclave più bizzarre del mondo alle isole contese, il libro smonta l’illusione della “naturalità” delle frontiere, dimostrandoci che la geografia non si limita a descrivere la Terra, ma ne governa e ne manipola il destino. Il destino delle persone che vivono su questo pianeta è quindi deciso e diretto da linee tracciate per gioco o per volontà. Nessun destino, nessuna “naturalità”, nessuna predestinazione divina.

Tre citazioni che vi faranno riflettere
Per farvi capire lo stile del libro, ecco alcuni dei passaggi più significativi:
“I confini non sono barriere naturali, ma le cicatrici che la storia ha lasciato sulla pelle del pianeta. Linee tracciate dall’uomo che pretendono di dividere ciò che spesso la terra e la cultura hanno unito.”
“Guardando una mappa dell’Africa o del Medio Oriente, balza subito all’occhio l’anomalia di certe frontiere: linee così dritte che sembra impossibile siano frutto della natura. E infatti non lo sono. Sono il risultato di righelli europei che hanno ignorato tribù, fiumi e deserti per spartirsi il mondo come una torta.”
“Il viaggiatore moderno vive nell’illusione di un mondo globale e senza barriere, ma la verità è che i confini governano ancora ogni nostro passo, ogni visto sul passaporto e ogni dinamica di potere globale.”
Perché chi viaggia dovrebbe leggerlo?
Spesso viaggiamo concentrandoci solo sulle bellezze da fotografare o sui piatti tipici da assaggiare. Questo libro fa un passo in più: ci dà le chiavi per capire il contesto. ci spiega perché per passare da un Paese all’altro a volte serve un visto impossibile, perché certe città di frontiera hanno un’atmosfera così densa e complessa, e come la conformazione di un territorio condizioni la vita quotidiana delle persone che incontriamo sul nostro cammino.

Il mio verdetto
Consigliatissimo a chi soffre di wanderlust ma vuole anche capire la complessità del mondo. La geopolitica può anche essere accessibile a tutti se guardata a pochi metri da noi. Un libro che ci fa guardare qualsiasi mappa (e qualsiasi passaporto) con occhi completamente diversi.

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