Oggi ho letto una notizia che mi ha fatto sorridere… e poi riflettere.
Alcuni atleti olandesi arrivati a Milano avevano espresso il desiderio di muoversi in bicicletta, come fanno abitualmente nel loro Paese. Un gesto semplice, naturale. Peccato che si siano trovati davanti piste ciclabili a singhiozzo, discontinue, invase da ostacoli (sempre a forma di furgone o macchina) e poco sicure.
E allora mi sono chiesta: siamo davvero pronti a parlare di mobilità sostenibile?
Chi viene da città come Amsterdam o Utrecht non concepisce la bicicletta come una scelta “alternativa”. È infrastruttura primaria. È pianificazione urbana. È cultura. È rispetto.
Da noi, troppo spesso, è un atto di coraggio.
Piste ciclabili o percorsi a ostacoli?
Milano si racconta come città europea, dinamica, sostenibile. E in parte lo è. Ma se un ciclista deve zigzagare tra pali, auto parcheggiate, attraversamenti improvvisati e tratti che si interrompono nel nulla, non stiamo parlando di mobilità sostenibile. Stiamo parlando di maquillage urbano.
Una pista ciclabile non è una linea dipinta sull’asfalto.
È sicurezza. È continuità. È progettazione seria.
Finché continueremo a pensare che basti “ritagliare” uno spazio residuale per le bici, una casetta così..senza dare troppo nell’occhio, senza togliere troppi parcheggi, senza dare fastidio…resteremo lontani anni luce dai modelli che tanto ammiriamo.

Il problema non è solo l’asfalto
La verità? Non è solo questione di infrastrutture. È una questione culturale.
In Italia la strada è ancora vissuta come territorio dell’auto. Il ciclista è un intruso. Il pedone un rallentamento. Eppure le città europee più vivibili hanno fatto una scelta precisa: ridare spazio alle persone.
Non è ideologia. È qualità della vita.
È salute pubblica.
È economia.
È attrattività internazionale.
Se vogliamo ospitare eventi, turisti, professionisti, atleti e raccontarci come metropoli moderna, dobbiamo accettare una verità scomoda: non si può essere europei solo nei convegni e nei rendering. abbiamo voluto atleti da tutto il mondo..e poi quando vengono ci facciamo trovare cosi…italiani??
Chissà se i milanesi hanno risposto come fanno di solito, << se vi piacciono tanto le ciclabili, perché non ve ne andate n Olanda? >> , che in questo caso sarebbe come rispedire al paese d’origine proprio quelli che noi stessi abbiamo invitato.
Oppure chissà se gli hanno urlato dal finestrino una frase che va tanto di moda adesso: <<eh ma ..il casco??>>.
Vogliamo città per le auto o per le persone?
La mobilità sostenibile non è una moda green da hashtag. È una trasformazione profonda che richiede coraggio politico, visione, coerenza e serietà.
Non basta qualche chilometro in più di ciclabile se resta disconnessa.
Non basta un annuncio se poi manca manutenzione.
Non basta dire “Milano guarda all’Europa”.
L’Europa è già qui. Ci guarda e ci deride. E soprattutto pedala. Lei, non noi.

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