Esiste un numero perfetto per un viaggio in bici?

Pedalare in tre diventa un’impresa da evitare, in due forse un giusto equilibrio, ma da sole è sempre un capolavoro.

Il cicloturismo è la massima espressione della libertà, della scoperta, a patto però di scegliere i compagni di viaggio giusti. O, ancora meglio, di non sceglierne affatto. Se viaggiare in gruppo con i mezzi classici è complicato, farlo in bicicletta con tre o più persone rischia di trasformare una vacanza in un incubo logistico e psicologico.

La gestione dei ritmi e la “dittatura” del passo

In bici ognuno ha le sue gambe, il suo fiato e la sua sella. Quando si viaggia da sole, il ritmo lo detti tu: vuoi spingere sui pedali? Spingi. Vuoi fermarti a fotografare un girasole o a bere a una fontana? Accosti e lo fai. Ti va di pedalare due ore in più perché le gambe girano bene? Lo fai. Vuoi fermarti a leggere un libro sotto un albero a metà mattina? Ti fermi. Senza giustificarti, o buttarti in opere di convincimento.

In tre o più persone, la gestione dei ritmi diventa un continuo esercizio di diplomazia: chi ha più allenamento e vuole correre; chi fatica in salita e si sente in colpa per essere l’ultima; chi passa il tempo a guardarsi indietro o ad aspettare ai bivi, spezzando il ritmo e il piacere della pedalata.

Flessibilità totale e zero compromessi

In effetti il primo grande vantaggio è la velocità decisionale. In un gruppo numeroso, ogni scelta – dalla sosta caffè all’orario della sveglia, fino alla deviazione improvvisa per vedere un castello – richiede una democrazia interna che spesso consuma tempo ed energie.
Da sola, o in due, la democrazia diventa istantanea.

La solitudine sui pedali è un superpotere

La bicicletta è un mezzo meditativo. Il rumore delle ruote sull’asfalto o sullo sterrato, il vento sul viso e il paesaggio che scorre lento aiutano a fare ordine nei pensieri. Pedalare da sole in bici ti costringe a uscire dalla tua zona di comfort, ti rende fiera di ogni chilometro conquistato e ti apre all’incontro con la gente del posto, anche solo per spezzare la solitudine facendo due chiacchere con altri ciclisti o con la gente del posto. Quando sei sola, le persone ti sorridono, ti offrono un caffè, ti chiedono dove vai. Un gruppo di tre o quattro ciclisti, invece, fa barriera e isola dal mondo esterno. E’ già un gruppo, non ha bisogno di interagire più di tanto.

Senza la “bolla” protettiva del grande gruppo, sei costretta a interagire con il mondo esterno, e quelle interazioni diventano spesso il ricordo più bello del viaggio.

La solitudine che guarisce

Partire da sola in bicicletta all’inizio spaventa, inutile negarlo. Ma la paura dura solo i primi chilometri. Poi subentra una strana e bellissima forma di lucidità. Quando siamo sole sulla sella, il mondo esterno si adegua al nostro ritmo.

L’intesa perfetta?  Viaggiare in due, forse.

Se la solitudine ti sembra un passo troppo grande, o se proprio vuoi condividere il viaggio, fallo con una sola persona. Quella con cui hai totale sintonia di gambe, di spirito e di adattamento. Due bici si muovono all’unisono, si proteggono a vicenda dal vento e condividono la fatica senza bisogno di troppe parole. L’esperienza si trasforma in un laboratorio di complicità e spesso si impara a comunicare con un solo sguardo e a godersi anche i lunghi silenzi terapeutici ognuno sul proprio sellino. Senza timore bisogna confessare che anche la bellezza del viaggio in due sta sempre nel silenzio condiviso.

Ma viaggiare soli, in chi non è abituato a stare da solo, provoca quasi un senso di smarrimento, tristezza forse, come se si viaggia soli per reagire a qualcosa di drammatico successo nella vita. Una reazione contro qualcosa o qualcuno quindi, e non un’azione, una scelta, un desiderio. Ricordo lo sguardo stranito di un addetto al supermercato, rimasto incredulo, quando gli ho detto ‘sto facendo un viaggio in bici da sola’, sorridendomi con la tristezza negli occhi, mista a compassione. La sua, la mia non di certo.

Viaggiare da sole o in due non significa isolarsi, chiudersi, tutt’altro. È una totale apertura a tutto quello che può succedere, a tutto quello che verrà. Quasi ironicamente mi verrebbe da dire che il numero dei partecipanti è inversamente proporzionale a quanta bellezza avremo in quel viaggio stesso.

Mi piace viaggiare da sola? Da morire.

Mi piace fare viaggi in due? Sì, spesso.

Farei mai un viaggio in bici in comitiva? Dubito.

La matematica delle due ruote non tollera i grandi numeri.

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